lunedì 14 settembre 2015

da "Per un'antropologia non egemonica" (elèuthera)

Tutte le lingue hanno al proprio interno uno spazio di irriducibilità, e quello spazio rimanda non solo allo scambio sul campo, ma anche al processo stesso della conoscenza, al comune desiderio di transculturalità.

Il decentramento è più che mai necessario nell'epoca del pensiero unico e degli integralismi che, spesso sommandosi, ostacolano la presa di distanza critica.

Si tratta pertanto di ritrovare le condizioni di un universalismo rinnovato, pensato simultaneamente nell'ambito delle diverse culture o, più precisamente, attraverso le modulazioni di tali insiemi culturali. (...) L'universalismo non è mai un a priori - come ha per molto tempo postulato la grande separazione tra "noi", soggetto del discorso universale, e "loro", oggetti particolari del sapere -, ma un pensiero in azione che richiede di essere continuamente elaborato nello scambio e nel confronto.



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