Il dialogo è attenzione strategica all'oltre e nel profondo del Mondo-Della-Vita. Attraverso il dialogo ci ricongiungiamo con la nostra natura, che è contraddittoria. Attraverso il dialogo accettiamo la sfida del vivere, che è ben diversa dalla comodità dell'esistere, e generiamo progetto umano, valorizzando le differenze.
Troppe volte la parola dialogo viene considerata con superficialità, quasi che fosse una possibilità da percorrere e non, invece, una necessità al contempo interiore e storica, direi strategica.
Il dialogo è la condizione fondamentale per costruire la pace come "processo storico permanente", uscendo sia dalla considerazione della pace come assenza di guerra che dalla considerazione della pace in termini puramente ideali e non calata nella complessa realtà del mondo.
Certo, per percorrere questa strada occorre maturare una idea di "realismo progettuale", ripensando, per rifondare, la politica in senso complesso.
Passaggi di senso
giovedì 17 settembre 2015
mercoledì 16 settembre 2015
La dimensione progettuale nasce in noi (Marco Emanuele)
Il mistero della dimensione progettuale vive nel nostro essere "persone - comunità", incarnanti il principio di globalità nel nostro "particolare", unico e irripetibile. La dimensione progettuale nasce in noi ed è alterità in formazione, ricerca del "comune".
Quando parlo di dimensione progettuale mi riferisco all'io che si fa noi, alla capacità / necessità di rifletterci nella realtà di ogni altro DI noi, mediando i rapporti di forza derivanti dall'incontro e dallo scontro fra differenze. Questa "riflessione in ogni altro DI noi" è la condizione fondamentale del dialogo che, con tutta evidenza, è un processo complesso, mai privo di difficoltà.
Nel dialogo diamo forma storica alla nostra dimensione progettuale, relativizzando i nostri limiti e liberando le nostre potenzialità; solo nel dialogo comprendiamo l'importanza di sentirci incompleti senza l'altro e viviamo tale incompletezza come la condizione per tendere a "essere pienamente".
La dimensione progettuale nasce in noi ed esige la responsabilità di essere e di essere-in-comune.
Quando parlo di dimensione progettuale mi riferisco all'io che si fa noi, alla capacità / necessità di rifletterci nella realtà di ogni altro DI noi, mediando i rapporti di forza derivanti dall'incontro e dallo scontro fra differenze. Questa "riflessione in ogni altro DI noi" è la condizione fondamentale del dialogo che, con tutta evidenza, è un processo complesso, mai privo di difficoltà.
Nel dialogo diamo forma storica alla nostra dimensione progettuale, relativizzando i nostri limiti e liberando le nostre potenzialità; solo nel dialogo comprendiamo l'importanza di sentirci incompleti senza l'altro e viviamo tale incompletezza come la condizione per tendere a "essere pienamente".
La dimensione progettuale nasce in noi ed esige la responsabilità di essere e di essere-in-comune.
La dimensione progettuale è misteriosa (Marco Emanuele)
La dimensione progettuale è misteriosa. Essa, infatti, resiste alla nostra ansia competitiva di voler dominare su ogni cosa e, allo stesso tempo, ci chiama a una dimensione cooperativa nella quale deve prevalere l'integrazione fra le differenti esperienze umane. Una integrazione che è possibile solo se comprendiamo che la vita è cammino-dialogo e non imposizione reciproca; in questo secondo caso, come accade, siamo di fronte a una "globalizzazione a-progettuale", una sorta di mostro onmicomprensivo e divoratore che semplifica, riduce e omologa.
La dimensione progettuale è misteriosa perché si fonda sulla relazione e sulla integrazione, percorsi fondamentali del vivere ma non misurabili. In essi opera la nostra ragione e la nostra volontà, che spesso sono cieche, chiuse, auto-referenziali; invece dobbiamo aprirle a ciò che ancora non conosciamo, riscoprendoci umani.
Il mistero progettuale è profondamente realistico. Se la storia non è maestra di vita, la responsabilità di ciascuno di noi è nel viverla pienamente in ogni istante tempiterno e globale.
La dimensione progettuale è misteriosa perché si fonda sulla relazione e sulla integrazione, percorsi fondamentali del vivere ma non misurabili. In essi opera la nostra ragione e la nostra volontà, che spesso sono cieche, chiuse, auto-referenziali; invece dobbiamo aprirle a ciò che ancora non conosciamo, riscoprendoci umani.
Il mistero progettuale è profondamente realistico. Se la storia non è maestra di vita, la responsabilità di ciascuno di noi è nel viverla pienamente in ogni istante tempiterno e globale.
martedì 15 settembre 2015
La dimensione progettuale (Marco Emanuele)
Mi sembra strategico, di questi tempi, ritrovare la dimensione progettuale della convivenza umana. Sono interessato alla ricerca in e di ciò che non è dominante, per ritornare a condividere l'esperienza umana, a conoscere per comprendere.
Sempre di più, infatti, si alzano i muri dell'in-differenza che è negazione delle differenze che costituiscono il Mondo-Della-Vita. E questa in-differenza genera irresponsabilità e fa degenerare l'intero impianto della convivenza umana. Una in-differenza che vorrebbe "globalizzare" quella dimensione progettuale dell' "essere umani" che, invece, ha un'anima profondamente "globale".
Cos'è la dimensione progettuale ? E' la possibilità, data a ciascuno di noi, di esprimere la natura umana in modo originale e irripetibile, ben sapendo che la natura umana è ciò che ci lega ma che ciò che ci rende pienamente umani è il nostro talento di viverla, al contempo, "secondo noi" e in integrazione con ogni altro DI noi.
E' nel vivere la dimensione progettuale io credo, che possiamo ritrovare quel principio di umanità di cui il mondo ha tanto bisogno. Un principio non retorico ma calato nella realtà, contaminato e fecondato in e da ogni tragedia e in e da ogni felicità cui la vita ci mette di fronte; un principio di senso e di prospettiva, un'apertura strategica sull'oltre e nel profondo di noi e della realtà.
Sempre di più, infatti, si alzano i muri dell'in-differenza che è negazione delle differenze che costituiscono il Mondo-Della-Vita. E questa in-differenza genera irresponsabilità e fa degenerare l'intero impianto della convivenza umana. Una in-differenza che vorrebbe "globalizzare" quella dimensione progettuale dell' "essere umani" che, invece, ha un'anima profondamente "globale".
Cos'è la dimensione progettuale ? E' la possibilità, data a ciascuno di noi, di esprimere la natura umana in modo originale e irripetibile, ben sapendo che la natura umana è ciò che ci lega ma che ciò che ci rende pienamente umani è il nostro talento di viverla, al contempo, "secondo noi" e in integrazione con ogni altro DI noi.
E' nel vivere la dimensione progettuale io credo, che possiamo ritrovare quel principio di umanità di cui il mondo ha tanto bisogno. Un principio non retorico ma calato nella realtà, contaminato e fecondato in e da ogni tragedia e in e da ogni felicità cui la vita ci mette di fronte; un principio di senso e di prospettiva, un'apertura strategica sull'oltre e nel profondo di noi e della realtà.
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